Essere genitori ad alto contatto

Attachment Parenting (AP)

Sono coppie genitoriali, madri e padri, che scelgono un metodo educativo che prevede uno stretto legame corporeo con il neonato. Portare il bambino in fascia, allattarlo al seno a richiesta, condividere il sonno sono alcune delle pratiche messe in atto. Condividono il concetto che i gesti affettivi che permettono al neonato di crescere sano, sicuro, amabile e forte sono i gesti più antichi dell’accudimento: cullare, abbracciare, accarezzare, baciare, stare vicini, guardarsi. Ci ricorda F. Leboyer in “Shantala”: “Essere portati, cullati, essere tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli, indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più.” Il contatto e le carezze producono un’autovalorizzazione, ci sentiamo apprezzati: è l’intimo riconoscimento del nostro valore come esseri viventi unici. È ormai dimostrato da corposissimi studi e letteratura in merito, che un buon contatto, una relazione positiva fra chi eroga le cure, il cosiddetto ‘caregiver’ (mamma o papà) e il bambino, nei primissimi anni di vita, è fonte di benessere psichico e predispone a buone e soddisfacenti relazioni in età adulta. Non è vero che un bambino che sta molto vicino a mamma e papà non diventa autonomo, anzi, è proprio il contrario: la presenza di una “base sicura” (quindi un rapporto stabile e vicino con mamma e papà), è statisticamente correlato a bambini più autonomi ed esplorativi. Idem per i risvegli notturni, la necessità di allattamento a richiesta, il lettone: studi importanti dimostrano che un neonato che cerca la prossimità fisica con la madre, e si sveglia spesso piangendo e chiedendo di ciucciare, è un bambino SANO, perché si sta garantendo la sopravvivenza. Ricordiamoci che siamo mammiferi e primati, e ci siamo evoluti da sempre, aggrappandoci alla pelliccia di mamma.

La filosofia del portare: il babywearing

Il contatto corpo a corpo per il neonato è un bisogno vitale, sia per la sua evoluzione psichica che fisica. Negli ultimi anni anche in Italia si è tornata a diffondere l’abitudine di portare i propri bambini in fasce o marsupi. Ashley Montagu (1905-1999), noto antropologo, scienziato e umanista inglese, attraverso il suo libro “Touching: the Human Significance of the Skin” raccoglie i risultati di studi autorevoli che sostengono che, quando viene alla luce, il bambino non è effettivamente pronto ad affrontare la vita fuori dall’utero. Numerosi studi parlano infatti di un periodo chiamato esogestazione che rappresenta il periodo in cui il neonato completa il suo svuluppo al di fuori dal grembo materno. In questo periodo ciò di cui ha principalmente bisogno il neonato è il contatto corporeo con la mamma: l’essere tenuto in braccio, l’essere portato addosso, l’essere allattato al seno, l’essere abbracciato e coccolato. Il tatto, è il primo modo attraverso cui il feto e il neonato iniziano a “conoscere il mondo”, prima ancora che con la vista e con l’udito. Queste sono le esperienze su cui si fonda il sentimento di autostima del bambino: la percezione della propria identità da parte del piccolo nasce proprio dall’esperienza di contatto corporeo, che gli fa percepire meglio se stesso e l’altro e i propri confini. Anche la neomamma trarrà notevoli benefici dalla comunicazione “pelle a pelle” con il bambino.
Esistono studi in cui emerge che le mamme che tengono a stretto contatto i propri bambini siano meno soggette alla depressione post partum e al baby blues. Il contatto corporeo tra madre e bambino concede ad entrambi un tempo protetto per conoscersi e riconoscersi e per ritrovare quell’intimità condivisa per 9 mesi.
Il “babywearing” è l’antica pratica di portare i propri figli addosso, appositamente sistemati in teli legati attorno al corpo a mo’ di marsupio. Letteralmente vuol dire “indossare i bambini”, “portarli” appunto. Promuove lo sviluppo fisico del bebè favorendo il corretto sviluppo della colonna vertebrale e del sistema vestibolare aiutando a prevenire le displasie dell’anca e le coliche neonatali (questo non avviene con i comuni marsupi porta bebè strutturati che fanno assumere al piccolo posture troppo rigide e scomposte). Aiuta a rafforzare il legame di attaccamento (bonding) tra il neonato e la madre, base sia della costruzione della relazione madre-figlio, sia dello sviluppo psicologico del piccolo: i bebè portati sono più sereni, piangono di meno. Favorisce l’avvio e il mantenimento dell’allattamento al seno, specialmente con i nati prematuri, che dall’impiego delle fasce porta bebè, ricavano particolari benefici (marsupioterapia); consente inoltre di poter allattare in pubblico, in maniera discreta; permette ai genitori di spostarsi liberamente, in casa e fuori, avendo entrambe le mani libere!! Lavori domestici, mezzi pubblici, barriere architettoniche… Tutto molto più pratico e comodo senza carrozzine e passeggini!

Marsupioterapia

Si tratta di un metodo assistenziale nato in Colombia che viene adottato con i neonati di peso molto basso ed ancora in incubatrice e che consiste nel metterlo nudo sul seno materno, a diretto contatto con la cute calda della madre, per un tempo prestabilito e sotto costante controllo. In quei momenti la madre rappresenta per il neonato tutto il suo universo: il calore, la tenerezza, una grande sensazione di benessere. È un metodo che, oltre a permettere un precoce contatto tra madre e neonato, influenza positivamente lo sviluppo neurologico e psicologico del piccolo. Quando si avvicinerà il momento della dimissione la madre potrà accudire direttamente ed in modo continuativo il proprio bambino. Questo avviene in una stanza apposita ove i genitori possono acquisire autonomia nel seguire il proprio bambino supportati comunque dal personale infermieristico. Gli ospedali che praticano la marsupioterapia mettono a disposizione della mamma alcune comode poltroncine o sedie a dondolo: una volta seduta, la donna mette il neonato sul proprio petto, coperto e sostenuto da un telo ripiegato in forma triangolare, annodato dietro le sue spalle. Questo telo ha la duplice funzione di evitare la dispersione di calore e di sorreggere il bambino, in modo da permettere al genitore di rilassarsi completamente.
In questo modo il bebè può attaccarsi liberamente al seno della mamma, percepire il suo odore e beneficiare del contatto che si viene a instaurare, mentre la mamma ha la possibilità di parlare al bimbo, accarezzarlo e trasmettergli calore e affetto. Il reciproco legame viene così rinsaldato e intensificato giorno dopo giorno.

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